La Corte di Cassazione, con la recente sentenza del 6/11/2013 N. 24898, ha avuto modo di pronunciarsi nuovamente in merito alla qualificazione degli enti come non commerciali ai sensi del D.P.R. 917/1986.

In particolare, la Suprema Corte è stata chiamata ad esprimersi sul caso di un'associazione polisportiva che aveva proposto ricorso per Cassazione nei confronti della sentenza della Commissione Tributaria Regionale competente che, rigettandone l'appello, ha ritenuto legittimo l'avviso di accertamento con il quale veniva ricostruito in via induttiva il reddito imponibile ai fini IRPEG, IRAP ed IVA, con l'irrogazione di sanzioni, essendo stato riconosciuto lo svolgimento di attività commerciale, in difetto delle prescritte scritture contabili, e non quello di attività associativa senza fini di lucro per la gestione di impianti sportivi, in particolare palestre, con servizi annessi, compreso quello di bar.

La sentenza qui in commento ha di fatto ribadito il principio, già contenuto in precedenti pronunce della Suprema Corte, secondo cui gli enti di tipo associativo possono godere del trattamento fiscale agevolato a condizione non solo dell'inserimento nei loro atti costitutivi e negli statuti di tutte le clausole conformi alle norme stabilite per il riconoscimento della relativa qualifica, ma anche dell'accertamento –effettuato dal giudice di merito con congrua motivazione– che la loro attività si svolga, in concreto, nel pieno rispetto delle prescrizioni contenute nelle clausole stesse.

In altre parole, la Corte di Cassazione ha ribadito quanto in passato ripetutamente affermato ovvero che, con riguardo alle imposte sui redditi, gli enti di tipo associativo non godono di uno status di "extrafiscalità" che li esenta, per definizione, da ogni prelievo fiscale.

Infatti, la possibilità per le associazioni senza fini di lucro di svolgere, di fatto, anche attività a carattere commerciale in esenzione fiscale costituisce una deroga alla disciplina generale, fissata dagli articoli 86 e 87 del TUIR.

Ne consegue che, secondo gli ordinari criteri stabiliti dall'art. 2697 Codice Civile, l'onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l'esenzione fiscale è a carico dei soggetti che la invocano, ovvero gli enti di tipo associativo.

Quanto alle prove da offrire al riguardo da parte di tali enti, sono considerate dalla Suprema Corte assolutamente insufficienti allo scopo quelle che si estrinsecano, in ultima analisi, al richiamo allo statuto, ignorando i principi chiaramente richiesti dalla Cassazione sull'onere della prova testé riportati.

 
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