I costi sostenuti dalle imprese per erogare liberalità in denaro o in natura alle Onlus, possono essere parzialmente dedotti dal reddito d'impresa. Gli importi massimi del beneficio – eventualmente anche sotto forma di detassazione della cessione gratuita – variano in base al tipo di dono che si intende effettuare, e agli adempimenti che devono essere rispettati.
Le erogazioni liberali sia a favore delle Onlus che delle associazioni di promozioni sociale, sono deducibili nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e, comunque, nella misura massima di 70.000 euro annui. In alternativa, le erogazioni liberali alle Onlus, possono essere detratte dall’Irpef, per l’anno 2013, nella misura del 24% di quanto versato, calcolato sul limite massimo di 2.065,83 euro (la percentuale salirà al 26% dall’anno 2014), quelle effettuate a favore delle associazioni di promozione sociale, invece, nella misura del 19% dell’erogazione, con lo stesso tetto di 2.065,83 euro.
Il beneficiario dell'erogazione deve tenere le scritture contabili idonee a rappresentare con completezza e analiticità le operazioni poste in essere (ad esempio, la contabilità ordinaria) e deve redigere, entro 4 mesi dal termine dell'esercizio, un "vero e proprio bilancio" per illustrare la propria situazione patrimoniale, economica e finanziaria (circolare 19 agosto 2005, n. 39/E, paragrafo 5).
Al posto di questa agevolazione, i soggetti Ires possono, comunque, scegliere di beneficiare di una delle due agevolazioni indicate nell'art. 100, comma 2, Tuir.
Le erogazioni liberali in denaro, sia dell'art. 100, Tuir, che del D.L. 35/2005, devono essere pagate tramite bonifico bancario o postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari (circolare 19 agosto 2005, n.39/E, paragrafo 4), non essendo possibile il versamento in contanti.
Le imprese che producono o scambiano "prodotti farmaceutici" o "derrate alimentari", possono cederle gratuitamente alle Onlus, al posto di eliminarle dal circuito commerciale, senza dover considerare questa cessione tra i ricavi, come destinazione a finalità estranea all'esercizio dell'impresa, ai sensi dell'art. 53, comma 2, Tuir (art. 13, comma 2, D.lgs 4 dicembre 1997, n. 460). Non viene pregiudicata la deduzione dei relativi costi di acquisto, e la cessione gratuita è esente in base a quanto previsto dall'art. 10, n. 12, D.P.R. n. 633/1972.
Le cessioni gratuite alle Onlus sono agevolate, anche se riguardano altri beni, non di lusso, diversi dai precedenti, a patto che siano prodotti o commercializzati dall'impresa e che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi, che pur non modificandone l'idoneità di utilizzo, non ne consentono la commercializzazione o la vendita (anche beni obsoleti, risoluzione 20 giugno 2008, n. 254/E). Queste cessioni non sono considerate ricavi, come destinazione estranea all'attività, per un importo corrispondente al costo di produzione o acquisto complessivamente non superiore al 5% del reddito d'impresa dichiarato (art. 13, comma 3, D.lgs 4 dicembre 1997, n. 460).
Ai fini Iva, questi beni si considerano distrutti e quindi alla loro cessione non si applica l'Iva, non subendo la rettifica della detrazione dell'imposta pagata al momento dell'acquisto o dell'importazione (circolare 26 marzo 2008, n. 26/E, paragrafo 4).
Le liberalità delle imprese a Onlus o ad altri soggetti, sono erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi e il loro sostenimento può rispondere “a criteri di ragionevolezza in funzione dell'obiettivo di generare anche potenzialmente benefici economici per l'impresa”, ma difficilmente sono effettuate con mere finalità promozionali. Non sono, quindi, considerate spese di rappresentanza e non si applicano le relative regole (deduzione piena per gli omaggi di valore sotto i 50 euro, o, per le spese superiori, deduzione nei limiti del plafond di deducibilità).

 
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